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Arte e Cultura

castellodalborgo1Il Centro Storico di Longiano, borgo di origini medioevali ottimamente conservato, offre numerose testimonianze storiche e artistiche, tutte da scoprire. Nel Centro Storico di Longiano sono presenti ben cinque musei.

- Castello Malatestiano 

Si sa per certo che il castello di Longiano non esisteva ancora nel V secolo; la sua fondazione si può far risalire al periodo fra i secoli VII e VIII. Una pergamena del 1059 attesta che era stato edificato nella zona un importante castello a scopo di difesa, che alla fine del Secolo XII venne utilizzata in particolar modo contro i cesenati, che cercarono più volte di conquistare Longiano, per strappare ai riminesi una posizione strategicamente vantaggiosa.

Nel diciannovesimo secolo il Castello è stato notevolmente modificato al suo interno, in particolare la Sala dell’Arengo e quelle adiacenti, i cui soffitti furono completamente ricostruiti e decorati dai pittori Giovanni Canepa e Girolamo Bellani, che fra l’altro vi ritrassero personaggi illustri della storia Longianese.

 

- Rifugio bellico (II World War)

Rimane a testimonianza dell’ultimo conflitto mondiale a Longiano il rifugio bellico, che attraversa nel sottosuolo tufaceo l’intero borgo medievale. Fu scavato nella primavera del 1944 all’avvicinarsi del Fronte come riparo dai bombardamenti degli Alleati; poteva contenere fino a duemila persone e la sua volta è separata dalla sovrastante piazza Malatestiana da oltre 20 metri di terreno.

I lavori iniziarono dalla Porta del Ponte, per la vicinanza di un’aia in cui Museo arte sacra Longianotrasportare la terra. Il tracciato non è rettilineo, poiché lo scavo fu eseguito senza strumenti di precisione. All’interno, ai lati della galleria, sono state scavate alcune nicchie per fornire ai nuclei famigliari un minimo di intimità. In una di queste nicchie sono custoditi reperti bellici ritrovati nel territorio.

 

- Museo d’Arte Sacra

Il Museo d’Arte Sacra, voluto congiuntamente dal Comune di Longiano e dalla Diocesi di Cesena e Sarsina e inaugurato ufficialmente il 18 marzo 1989, è ospitato all’interno dell’Oratorio di S. Giuseppe Nuovo, uno splendido edificio ecclesiastico, tuttora consacrato, che delimita la centrale via Borgo Fausto a ridosso dei bastioni del Castello Malatestiano.

 

- Museo italiano della Ghisa 

Il Museo Italiano della Ghisa ha due sedi espositive: una più piccola in Centro Storico, una più grande sulla via Emilia, all’altezza della frazione di Ponte Ospedaletto. Nella scenografica chiesetta settecentesca di Santa Maria delle Lacrime, la Fondazione Neri – Museo Italiano della Ghisa espone alcuni degli esemplari più significativi della sua collezione. Il visitatore viene immediatamente catturato dalla bellezza dei candelabri in ghisa insolitamente esaltati dal mattone a vista dell’edificio.

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- Fondazione Tito Balestra

La Fondazione “Tito Balestra” Onlus è situata nei locali del Castello Malatestiano di Longiano. La Fondazione cura e gestisce una delle raccolte d’arte moderna e contemporanea più ricche dell’Emilia Romagna, dedicata all’arte del Novecento italiano, costituita grazie alla passione e all’impegno di Tito Balestra, poeta, collezionista e osservatore pungente della quotidianità di una generazione che faticosamente stava emergendo dalle ceneri della seconda guerra mondiale.

 

- Galleria delle Maschere

I locali dell’Ex Convento di San Girolamo ospitano trentuno bronzi raffiguranti le Maschere della Commedia dell’Arte. Sono opera dell’artista longianese Domenico Neri. La Galleria si trova in piazza San Girolamo a Longiano, vicino al Teatro Petrella, ed è aperta tutti i sabati, le domeniche e i festivi dalle ore 14.30 alle ore 18.30. L’ingresso è gratuito.

Ai nostri giorni, quando si parla di “maschere”, si pensa più che altro al Carnevale o ai burattini. Ma ci fu un tempo, durato oltre due secoli, in cui le maschere la fecero da padrone sui palcoscenici dei teatri delle maggiori città italiane. E non soltanto italiane. Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Colombina e tante altre maschere, allegre o balorde, furbe o ingenue, timide o scanzonate, hanno divertito intere generazioni di spettatori di ogni età e di ogni condizione sociale. Era l’epoca della “Commedia dell’Arte”, chiamata anche Commedia all’italiana, perché essa costituì uno dei momenti più alti nella storia del teatro italiano. A determinare il successo e a mantenere vivo questo genere particolare di fare teatro furono loro, le maschere.

 

- Teatro Petrella

Suggestivo e raccolto l’interno, con pianta a ferro di cavallo con due ordini di palchi e un loggione; l’intero apparato decorativo si deve ai luganesi Girolamo Bellani e Giovanni Canepa. Il Teatro “Errico Petrella” ha una capienza di 205 posti (platea, palchi di I e II ordine, loggione).Una peculiare caratteristica strutturale è il meccanismo che permette di sollevare il piano di calpestio della platea, una volta rimosse le poltroncine, fino unirlo al bordo del palcoscenico, in modo da creare un grande spazio unico, eliminando il dislivello fra platea e palco.

 

- santuario2Santuario del Santissimo Crocifisso (1764)

La primitiva chiesa, probabilmente di stile gotico, più piccola ma forse impreziosita di pitture del ‘300 di scuola riminese, subì varie vicende, finché nel 1755, resasi pericolante a causa di un cedimento del terreno, venne demolita.
Il 18 marzo 1764, il longianese monsignor Francesco Manzi consacrò la nuova costruzione, realizzata su progetto dell’architetto riminese Pietro Borboni. L’immagine del Crocifisso, risalente al Secolo XIII, è di scuola pisanogiuntesca, dipinta su tela applicata a tavola lignea. La devozione risale a un fatto prodigioso, avvenuto il 6 maggio 1493: una vitella, donata dai cittadini di Gambettola ai frati del convento, passando davanti all’immagine sacra s’inginocchiò e si alzò solo dopo la benedizione del Padre Superiore. I fedeli accorsi nel chiostro del convento, commossi dall’evento, iniziarono la prima processione per le vie del paese.

- Chiesa di San Giuseppe (1703) Confraternita degli Agonizzati

La data d’inizio di costruzione dell’Oratorio, voluto dalla Confraternita degli Agonizzati – detta anche di S. Giuseppe, appunto – risale al 1703 secondo un progetto architettonico attribuito prima al cesenate Pier Mattia Angeloni e, successivamente, a Giovanni Masi. La costruzione si dà per terminata in una prima fase nel 1728. Ciò che colpisce è la nobile armonia dell’edificio, con una rigorosa pianta a croce greca: la facciata, in buono stato di conservazione, è in mattoni a vista, con un portale finemente giocato con i soprastanti occhi e finestre munite di pregevoli inferiate in ferro battuto. Notevoli la ricchezza e l’eleganza della decorazione interna: gli ornati e gli stucchi sottolineano gli elementi architettonici in maniera copiosa, incorniciando i vani con un sontuoso repertorio di valve di conchiglie, mascheroni, capitelli, volute intrecciate di fiori, frutta e putti angelici.